ReNovelling

ReNovelling ReNovelling® - Associazione di Promozione Sociale - Centro ricerca, studio e promozione di interventi nel ricostruire la propria "posizione nel mondo". http://www.renovelling.com
I Talenti di ReNovelling®: CARLOTTA ARTICO – SPECIALIZZAZIONE SCUOLA DI PALO ALTO MILANO Presidente APS ReNovelling & Project Manager – Art Director. MICHELE PIZZI – PSICOTERAPEUTA STRATEGICO, SCRITTORE, CONSULENTE MARKETING Promuove nella persona la modifica delle sue tentate soluzioni disfunzionali ri-orientandone gli sforzi verso lo sblocco delle sue potenzialità, creando, attraverso la sua indelebile scia di inchiostro, Libri di Vita. SAMANTA ARTICO – PSICOLOGA UMANISTA Accompagna la persona nel ritrovare spontaneità nel contatto con l'ambiente, creando uno spazio di creatività e di responsabilità all'interno della propria esistenza. Collabora alla creazione dei Libri di Vita, attraverso il metodo strutturato ReNovelling® di rievocazione emotiva e dei ricordi. Abilitata all’uso professionale del “Metodo Ege”, si occupa anche della valutazione e quantificazione del danno da Mobbing e della corretta identificazione di altri disagi lavorativi. Ha collaborato presso l’“Unità clinico-psicologica per il disagio familiare e lavorativo” dell’A.O. Fatebenefratelli di Milano. BARBARA DONADEI – EXECUTIVE & PERSONAL COACH (accreditata ACC c/o ICF) International Coach Federation, membro ICF Italia. Interessata alle relazioni etiche tra le Persone e al loro "potenziamento ecologico", sviluppa la professione di Coach sul motto "Coaching Without Frontiers" con percorsi energizzanti e abbattimento delle frontiere auto-boicottanti, anche in senso culturale e linguistico, a supporto delle Persone alla ricostruzione del proprio Sé e al proprio ri-posizionamento nel mondo privato e professionale. DANIELA BONAFEDE – MASTER IN ORGANIZZAZIONE Coordinatrice & Organizzatrice Eventi e Comunicazioni.

Noi diveniamo ciò che raccontiamo e ogni vita merita di essere raccontata, ricordata e condivisa. ReNovelling significa: - un modello originale per ritracciare il filo della memoria, delle esperienze e dei talenti che ciascuno di noi possiede e che spesso appaiono solo a tratti, alla superficie della nostra coscienza; - un modo nuovo per reinventarsi e ricostruire una propria identità, imparando a rinarrare le proprie esperienze e riscoprire nuove fondamenta, riorientando la 'fatica di vivere' verso un positivo sblocco delle proprie potenzialità; - uno spazio aperto, dove chiunque desideri aderire al progetto avrà la possibilità di essere protagonista della propria rinascita personale e lavorativa, guidato in una narrazione verbale di sé che fondi dal "qui ed ora" in poi, per l'identificazione di nuovi percorsi per il raggiungimento di obiettivi eccellenti; - una risorsa per le aziende, la 'Traccia sonora' che, attraverso il «genio» di ognuno, diviene Volume, Ritmo e Qualità per l'azienda stessa, ovvero Energia, Entusiasmo e Ottimizzazione che ReNovelling è in grado di ri-generare, rielaborando il "racconto" aziendale di una persona.

Missione: ReNovelling® è un metodo strutturato di indagine e raccolta della narrazione del Sé. Narrarsi non per ri-produrre ma per generare qualcosa di diverso, un nuovo ordine negli accadimenti chiave di un'esistenza. Con ReNovelling® aiutiamo a ri-creare una memoria personale che ridefinisca la propria identità, la propria posizione nel mondo, il proprio percorso di vita a livello esistenziale, affettivo, relazionale, cognitivo, lavorativo.

La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è o, meglio, di essere amati a dispetto di quello che si...
14/04/2016

La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è o, meglio, di essere amati a dispetto di quello che si è
Victor Hugo

Vi è  mai capitato di vedere una coccinella da molto vicino?È  brutta ma quando si allontana ecco che diventa bellisssim...
14/04/2016

Vi è mai capitato di vedere una coccinella da molto vicino?
È brutta ma quando si allontana ecco che diventa bellisssima
E allora ho imparato a rimanere un po a distanza.

Se ti  chiedi: "cosa mi manca per essere felice?"  Come puoi pensare di esserlo guardando e paragonando quel che non hai...
11/04/2016

Se ti chiedi: "cosa mi manca per essere felice?" Come puoi pensare di esserlo guardando e paragonando quel che non hai?
INVECE
chiediti: "cosa ho per essere felice?"...
Forse anche quella scritta sul muro potrà capovolgersi☺

Non lasciare che nulla e nessuno possa perturbare la tua naturale fiducia del sapere di esistere. ☺
08/04/2016

Non lasciare che nulla e nessuno possa perturbare la tua naturale fiducia del sapere di esistere. ☺

Quando gli scienziati della NASA investirono una fortuna per inventare una penna a sfera che scrivesse nello spazio in a...
07/04/2016

Quando gli scienziati della NASA investirono una fortuna per inventare una penna a sfera che scrivesse nello spazio in assenza di gravità, i loro colleghi russi, per mancanza di soldi, pensarono che si potessero usare più semplicemente le matite.
"Sei Cappelli per pensare" di E. De Bono propone un buon esercizio per affrontare i problemi da ottiche differenti attraverso la tecnica del pensiero "laterale".
Il pensiero è un’abilità che si può... imparare. ☺

Non ci sono radici che ci possano bloccareSpostiamoci come ci pareE quando ne sentiamo il bisogno fermiamociInsomma un a...
05/04/2016

Non ci sono radici che ci possano bloccare
Spostiamoci come ci pare
E quando ne sentiamo il bisogno fermiamoci
Insomma un augurio di riuscire ad essere AUTENTICI... ovunque ci troviamo. ☺

Rompere gli schemi interpretativi del Mondo si puó ☺
29/03/2016

Rompere gli schemi interpretativi del Mondo si puó ☺

Buona resurrezione con ReNovelling☺Post Fata resurgoCome l’araba fenicePer rinascere a nuova vitaE accettare il cambiame...
27/03/2016

Buona resurrezione con ReNovelling☺

Post Fata resurgo
Come l’araba fenice
Per rinascere a nuova vita
E accettare il cambiamento
Tutti abbiam bisogno di morire un po’
E di lasciare andare quel che che non ci è utile
E poterci permettere di risogere dalle ceneri della sofferenza.
Più forti e belli che mai.
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Samanta Artico, Psicologa a indirizzo Gestalt e Terapeuta EMDR per la desensibilizzazione e rielaborazione dei ricordi traumatici.
Per informazioni: [email protected]

"Fai attenzione a come pensi e come parli perché può trasformarsi nella profezia della tua vita”. Questo tipo di atteggi...
24/03/2016

"Fai attenzione a come pensi e come parli perché può trasformarsi nella profezia della tua vita”.

Questo tipo di atteggiamento lo ritroviamo anche in quelle che in psicologia vengono chiamate “profezie auto-avveranti” in cui predizione ed evento fanno parte di un rapporto circolare, secondo il quale la predizione genera l’evento e l’evento verifica la predizione. - Effetto Rosenthal o Pigmalione.

Paul Watzlawick nel suo libro “Istruzioni per rendersi infelici”, utilizza una divertente metafora per rendere l’idea su come i pensieri influiscano sui nostri comportamenti...

«In un villaggio piuttosto isolato, Marco, uno degli artigiani del villaggio, deve recarsi in città. Va in cantina a recuperare la bicicletta, ma… accidenti, la gomma è bucata.
Pensa allora di chiederla in prestito a Gianni, il suo amico di sempre che abita in fondo alla via. Durante il tragitto, inizia a pensare cosa dire a Gianni: “Adesso citofono, lo saluto e gli chiedo se mi presta la sua bicicletta, del resto, anch’io gliel’ho prestata quando me l’ha chiesta.” “Sì, però mi dirà che la sua bicicletta è nuova… e va be’… cosa c’entra? Anche la mia è stata nuova!”
Inizia a rimuginare dentro di se, “È un po’ che non ci vediamo e già l’ultima volta mi ha salutato di corsa e distrattamente”. Affretta il passo, mentre continua a pensare a cosa può essere successo tra lui e Gianni. “Perché poi? Io non gli ho fatto nulla, è lui che si è messo in testa chissà che cosa”, mormora a denti stretti.
Il dubbio lo attanaglia, e lo porta a pensare: “Conoscendolo… poi mi dirà che sua mamma non vuole… sì, e chi ci crede… cosa vuoi che interessi a sua madre se mi presta o meno la bicicletta nuova… oppure mi dirà che serve a lui… ma io lo so che non è mica vero: lui ha la macchina… il punto è che proprio non me la vuole dare la sua bicicletta… ah, ma so io cosa rispondergli…”.
Mentre giunge a queste conclusioni, raggiunge la porta di casa di Gianni e suona il campanello. Dopo alcuni istanti Gianni viene ad aprire la porta e prima ancora che questo abbia il tempo di dirgli “Ciao Marco, come mai da queste parti?” Marco gli grida con livore: “Gianni, sai cosa ti dico? Vaf*******o tu e la tua bicicletta nuova!!! Io ne faccio a meno”. Quindi si volta e torna verso la propria casa lasciando Gianni basito sull’uscio di casa.»

Come dice il maestro nel film Kung Fu Panda “A volte si causano certe azioni con la strada che si fa per evitarle”

Quante volte è successo di comportarci nello stesso modo???

EmpatiaSentire nella propria "carne"  l'altro, sentire il suo dolore, la sua felicità."IO sono tutto il Mondo"💙
23/03/2016

Empatia
Sentire nella propria "carne" l'altro, sentire il suo dolore, la sua felicità.

"IO sono tutto il Mondo"💙

Le verità che prendiamo dagli altri per essere buone debbono essere da noi "metabolizzate".  Inserire dei pesci nuovi ne...
22/03/2016

Le verità che prendiamo dagli altri per essere buone debbono essere da noi "metabolizzate". Inserire dei pesci nuovi nel nostro lago dei perché fa si che si arricchisca ma solo se siamo consapevoli che il nutrimento che prenderanno dipenderà da tutto ciò che abbiamo coltivato nel fondale del nostro esperire.
Soprattutto facciamo attenzione ad inserire pesci dannosi per il nostro ecosistema anche se sembrano bellissimi...

Ci viene facile criticare e porre il nostro sguardo sugli altri ma pochi si rendono conto che "Gli Altri" ... lo siamo t...
21/03/2016

Ci viene facile criticare e porre il nostro sguardo sugli altri ma pochi si rendono conto che "Gli Altri" ... lo siamo tutti. ☺

Modello Borsa : Primavera-Estate Renovelling.

Ci sono momenti in cui non si ha poi così tanta fretta. .... chi ha voglia che il week end salti via in un attimo?ReNove...
20/03/2016

Ci sono momenti in cui non si ha poi così tanta fretta. .... chi ha voglia che il week end salti via in un attimo?
ReNovelling augura a tutti una... "lenta" domenica☺

I padri ci insegnano il coraggioI papà  ci insegnano la gioia ☺
19/03/2016

I padri ci insegnano il coraggio
I papà ci insegnano la gioia ☺

Ci sono sogni che..  stringono i denti☺
18/03/2016

Ci sono sogni che.. stringono i denti☺

Invece di cercare sempre parole da dire, di lanciare giudizi brucianti,Di dispensare consigli ingombranti....... rivolgi...
17/03/2016

Invece di cercare sempre parole da dire, di lanciare giudizi brucianti,
Di dispensare consigli ingombranti...
.... rivolgiamo l'attenzione a noi stessi!

Nessun problema che la tua Vita sia felice o infelice che vada bene o che vada male TU comincia con l'alzarti presto il ...
17/03/2016

Nessun problema che la tua Vita sia felice o infelice che vada bene o che vada male TU comincia con l'alzarti presto il mattino ed essere.... grato che sei VIVO!

Non c'è posto o situazione che non possa trovare giovamento da una risata fonte di energia pulita ed emancipante. Come d...
16/03/2016

Non c'è posto o situazione che non possa trovare giovamento da una risata fonte di energia pulita ed emancipante.
Come dice Osho: "Una risata vi risveglierà" ..
Buona risata a tutti😂😂

La gravidanza è  come scrivere un libro.Per nove mesi la trama è  tutta nostra.Poi il miracolo.Una nuova ed unica creatu...
16/03/2016

La gravidanza è come scrivere un libro.
Per nove mesi la trama è tutta nostra.
Poi il miracolo.
Una nuova ed unica creatura, nata da noi ma totalmente altra, si accinge a vivere la sua avventura.
Una moltitudine di altre persone ne leggeranno la trama.
Ma la differenza del libro ad un figlio noi ci adoperiamo per stendere una traccia della sceneggiatura ma più finali a sorpresa saranno scritti da LUI.
Allora per me la vera meraviglia è fermarmi e... sfogliarne tutte le pagine.

Renovelling oggi vi invita a sperimentare la vostra necessità  di rallentare... Come? Provate a costringervi ad affronat...
15/03/2016

Renovelling oggi vi invita a sperimentare la vostra necessità di rallentare...
Come? Provate a costringervi ad affronatare le incombenze di oggi più lentamente e talvolta fermandovi, con il rischio di non arrivare a fare tutto ciò che vi eravate prefissi. Ebbene chi farà fatica a rallentare e fermarsi sarà chi ne aveva più bisogno.☺

Se tu,-noi - voi, ripeti -ripetiamo -ripetete di continuo....
14/03/2016

Se tu,-noi - voi, ripeti -ripetiamo -ripetete di continuo....

Non possiamo risolvere i problemi "percorrendo"  lo stesso tipo di pensiero con cui li abbiamo creati☺
14/03/2016

Non possiamo risolvere i problemi "percorrendo" lo stesso tipo di pensiero con cui li abbiamo creati☺

Capire a fondo le nostre origini, perché l'albero genealogico è una mappa che ci dice dove siamo nel mondo e quanto di n...
10/03/2016

Capire a fondo le nostre origini, perché l'albero genealogico è una mappa che ci dice dove siamo nel mondo e quanto di noi appartiene ad altri ed altro: genitorialitá, territorialità, formazione culturale ed ambiente sociale,
Storie d'amore contrastate, fallimenti, ricchezze e tragedie: tutto ritorna, in una famiglia allargata. Ma, se lo sappiamo, possiamo prepararci ad affrontarlo.
Noi pensiamo di essere unici: forse non è facile considerarci come l'ultimo anello di una catena familiare.
Ma lo siamo, e se ignoriamo da dove veniamo non ce ne libereremo mai .... ☺

Volontà... Azione.... Risultato☺
09/03/2016

Volontà... Azione.... Risultato☺

Noi “umani” passiamo anni a dissertare su come si deve amareSprechiamo energie a voler controllare l’amore delle persone...
08/03/2016

Noi “umani” passiamo anni a dissertare su come si deve amare
Sprechiamo energie a voler controllare l’amore delle persone
Un uomo può amare solo una donna
Una donna può amare solo un uomo
Un bambino deve avere una mamma e un papà
…io dico invece che l’amore non ha limiti e confini
e che con umiltà dovremmo imparare da chi di amore se ne intende veramente.

Oggi Irresistibilmente un giorno come altri giorni di tanti giorno che ci sono stati e che verranno in cui la pochezza umana, sul palco, si fa illuminare dall' occhio di Bue attraverso commemorazioni.... dovremmo commenorare tutti i giorni☺

"La vita è un labirinto, devi stare attento al Minotauro e trovare l'uscita, non metterti a pareggiare le siepi!" - Cave...
07/03/2016

"La vita è un labirinto, devi stare attento al Minotauro e trovare l'uscita, non metterti a pareggiare le siepi!" - Cavez.

"In occasione dell’8 marzo lo scatenato trio di Tremanidipittura ha pubblicato l’ultima fatica narrativa: il nuovo racco...
07/03/2016

"In occasione dell’8 marzo lo scatenato trio di Tremanidipittura ha pubblicato l’ultima fatica narrativa:
il nuovo racconto tutto al femminile, ispirato al dipinto ‘In attesa del vento’ di Paolo Quaresima.
Quindi cari amici, amici degli amici e tutti voi leggete, divulgate e, se volete unitevi alla pagina Tremanidipittura! :-)

"In attesa del vento" di Paolo Quaresima il quadro ispiratore della storia.
Inizio racconto 10 febbraio 2016

Fernanda
"In ogni storia a un certo punto arriva una grande svolta. Uno sviluppo imprevisto. La felicità è sempre uguale, ma l'infelicità può avere infinite variazioni. La felicità è una fiaba, l'infelicità un romanzo."
Chiara posò sul tavolo "Kafka sulla spiaggia", il libro che stava leggendo e si alzò per prendere il quaderno sul quale riportava le frasi che più colpivano la sua immaginazione e solleticavano i suoi sentimenti. Anche stavolta, servendosi della Montblanc bordeaux regalo di laurea dei suoi amici, copiò le parole di Murakami con la grafia chiara che non era mai cambiata dal liceo.
Prima di scrivere lesse e rilesse ancora quella frase che incredibilmente rispecchiava la sua situazione: "In ogni storia a un certo punto arriva una grande svolta".

E la sua era arrivata dopo aver fatto ricorso a mille sotterfugi; aver provato sensi di colpa di chi sa che si sta comportando da Giuda e aver tentato in tutti i modi di recidere i fili invisibili ma tenaci che la legavano all'unico uomo che mai avrebbe dovuto amare.
Tutto era iniziato l'anno prima quando Milena, sua sorella più piccola, decise di farle conoscere Matteo del quale raccontava meraviglie ogni sera prima di addormentarsi nella stanza a due letti con le Barbie della loro infanzia poggiate sui ripiani della piccola libreria.

Tutte le volte Chiara era felice di lasciarsi accarezzare dall'entusiasmo della sorella e provava tenerezza per quegli occhi luminosi che tracimavano amore e gioia tanto che, quando si trovò davanti all'oggetto di tanta venerazione, rimase un pochino delusa.
Convenne tuttavia che era un tipo interessante, elegante, dai modi raffinati e con un sorriso niente male. Però non come l'aveva immaginato anche se il capello grigio, svantaggio femminile, gli aggiungeva appeal, come alla maggior parte dei maschi.
Al di là dell'aspetto fisico, due erano le cose che la preoccupavano e non poco. Matteo era l'avvocato datore di lavoro della sorella. E già questo non deponeva bene. Troppo simile alle migliaia di storielle tra il capo e la segretaria con inevitabile fine incorporata.
Matteo era ricco, molto ricco. Loro due, invece, vivevano in una delle tante case di ringhiera i cui cortili risuonano a tutte le ore di voci sempre troppo alte e profumano di cibi dal sapore del sud Italia o del nord Africa.

Rita
Immersa in queste riflessioni, Chiara diede un’occhiata all’esterno sporgendosi dalla finestra della cameretta che si affacciava sul cortile ormai tappezzato di foglie secche che nessuno era tenuto a raccogliere e qualcosa attrasse il suo sguardo: una Mercedes classe S nera e lucidissima stava parcheggiata nel bel mezzo del cortile, fra le panche sbrecciate di pietra grigiastra e l’edera rinsecchita del muro di confine e, accanto ad essa, in piedi una bionda bellezza da copertina era intenta a ripassarsi il rossetto con l’ausilio di uno specchietto, che brillava al sole come un gioiello prezioso. “Che ci fa una così in un posto come questo?” si chiese Chiara sorpresa “si sarà persa fra i vicoli nonostante il navigatore di ultima generazione….”. Chetata la curiosità se ne tornò ai propri pensieri.

Susy si mostrava assorta a rifinire il make up mentre in realtà tutti i suoi sensi erano in azione per captare la realtà che l’attorniava; il controllo di sé, che aveva ben imparato negli anni grazie agli ambienti che frequentava, le permetteva ancora una volta di nascondere il subbuglio di emozioni e sentimenti contrastanti che le provocava l’essere lì in quel luogo e che altrimenti sarebbero emersi, straripanti come un fiume che esonda.
Allargando lo sguardo in obliquo vide due adolescenti magri intenti a digitare ciascuno sul proprio cellulare mentre se ne stavano andando verso le rispettive abitazioni, senza nemmeno un saluto, presenze assenze in quel cortile spoglio al tramonto di una comune giornata di fine estate. La musica rap a tutto volume si mixava con le urla di una madre che chiamava i figli a tavola e le risate di chi sa chi.
Non credeva di ritrovare ancora quei suoni invadenti, e nemmeno quegli odori così intensi. L’aria era come un tempo pervasa dagli effluvi di cento fornelli già attivi dalle prime ore del mattino e ora intensificati dal prevalere delle spezie delle cucine etniche, dal crudo odore del ferro e grasso minerale proveniente dai garage, dove stazionavano uomini e ragazzi sempre intenti a fare manutenzioni ad auto o motorini, dal fetore di muffa e piscia di gatto risalente dal fondo scale e dalle cantine.
Nulla era veramente cambiato, era sconvolgente ritrovarsi davanti a tutto ciò da cui era fuggita ormai vent’anni prima, fuggita da se stessa, un tempo Maria Assunta Sarocco, figlia di Rocco l’arrotino morto di cirrosi a nemmeno quarant’anni e di Addolorata Russo, che faceva i servizi a ore, morta subito dopo di lui, di fatica.
Le prese un attacco di nausea e Susy vide allo specchio il suo viso terreo e alterato in una smorfia che mal si addiceva alla sua attuale immagine raffinata, quella di Susy Sarocco, l’amante in carica di Matteo Ardigò, avvocato di grido e rampollo della famiglia Ardigò Bernini, una delle più in vista della città.

Lucia
Deglutì un paio di volte ricacciando in gola il sapore di fiele che le aveva riempito la bocca. Un’ultima occhiata allo specchio per essere sicura di aver recuperato un aspetto impeccabile e impenetrabile, quell’armatura segreta, costruita in anni di allenamento per far credere al mondo che Susy Sarocco era la donna sicura, determinata e vincente che in realtà non era mai stata. Meno che mai ora, costretta a frantumare sogni. Si assicurò che l’auto fosse chiusa, controllò ancora una volta il numero civico scritto da Matteo sul foglietto e poi si avviò verso il portone d’entrata del caseggiato.

Mentre Susy saliva le strette scale attenta a non sfiorare le pareti scrostate con il suo abito “grandi firme”, fermandosi ad ogni pianerottolo per individuare l’abitazione giusta (Matteo non glielo aveva scritto, ma probabilmente nemmeno lui lo sapeva), Chiara si riaffacciò un’altra volta. Ancora nemmeno un alito di vento. Aria pesante, di piombo. La macchina nera era sempre lì, quasi funerea nella desolazione del cortile, ma la ragazza bionda era scomparsa. Ormai mancava poco al rientro dal lavoro di Milena e non aveva ancora deciso come comunicarle la sua 'svolta'. Sentiva ormai da tempo che doveva interrompere quella spirale di bugie che le aveva avvelenato la vita, e rischiava di spezzare la fiducia e l’affetto che Milena aveva sempre nutrito per lei. Erano dieci anni che vivevano da sole. Quando i loro genitori erano morti in un incidente stradale Milena aveva solo 12 anni e lei dodici di più. Era stata quindi per la sorellina un riferimento importante ricoprendo tutti i ruoli della loro famiglia, ispirandosi come meglio poteva ai tempi in cui esisteva veramente e a seconda di quanto richiedevano le circostanze. Mamma affettuosa quasi sempre, padre severo quando ci voleva, e ormai da quando anche Milena non era più una bimba, finalmente solo sorella amorosa e riamata. Fino ad un anno prima senza imbrogli, depistaggi, omissioni. Da un anno a questa parte, invece, in un turbinio di bugie che era diventato insopportabile. Ogni giorno decideva che quello era il giorno della svolta e puntualmente lo spostava all’indomani. Come si fa a dire, senza temere le conseguenze, che quello che credi il tuo innamorato è invece innamorato di un’altra, e che l’altra è tua sorella?
Tutto era iniziato per caso. Un pomeriggio verso sera stava percorrendo quasi di corsa il tratto che la separava dal supermercato al parcheggio con tre sporte di plastica per mano quando una si era rotta rovesciando sul marciapiede mele, patate, cipolle e chissà cos’altro. La strada era in discesa e mentre era rimasta sconfortata e senza reagire nel vedere i suoi prodotti acquistare velocità, era comparso dal nulla lui, Matteo, e come un giocoliere aveva recuperato e raccolto nella sua giacca la frutta e la verdura in fuga. Poi l’aveva accompagnata alla macchina, poi le aveva chiesto del suo lavoro, poi lui aveva sorriso, poi lei aveva sorriso, poi si era accorta che non avevano scambiato nemmeno una parola su Milena. Come se non fosse esistita. E poi si erano rivisti eccetera, eccetera.
Certo era una situazione anomala la loro e tra loro. Milena continuava a uscire con Matteo, le raccontava delle sue gentilezze e galanterie, dei suoi sogni per un futuro insieme, con fiducia, entusiasmo e ingenuità incredibili, come se fosse ancora un’adolescente al primo innamoramento e soprattutto come se fossero progetti condivisi.
Lei continuava la sua relazione con Matteo, di nascosto da tutti, senza mai indagare sulle sue intenzioni future, senza mai parlare d’amore, senza mai chiedere dei suoi sentimenti per Milena o per lei. Sicura, anzi sicurissima di essere ricambiata non solo nell’intensità passionale. Eppure aveva già trentaquattro anni. E si stava comportando come un’adolescente innamorata.

Fernanda
Per l’ennesima volta Chiara guardò l’orologio di foggia maschile che le spuntava dal polsino della camicetta color pervinca e subito dopo alzò gli occhi verso la vecchia pendola che ticchettava in cucina da quando il papà l’aveva attaccata sulla parete vicino alla finestra, senza mai cambiarle posto. Orologio e pendola segnavano la stessa ora. Ancora pochi minuti e sarebbe entrata Milena a riversarle addosso il suo entusiasmo raccontandole per filo e per segno e con tono sognante la giornata trascorsa nello studio legale Ardigò, ad una sola parete di distanza da Matteo. E lei l’avrebbe lasciata parlare, senza interromperla, prima di accoltellarla con le sue rivelazioni.
Il suono inaspettato del campanello la fece sobbalzare in modo esagerato. Milena aveva certamente dimenticato a casa le chiavi, pensò, mentre i battiti del cuore acceleravano come avessero imboccato una discesa. “Eccomi”, disse a voce alta mentre apriva la porta. Il profumo che l’assalì avvolgeva la bionda che aveva di fronte, la stessa che aveva visto dalla finestra, intenta a ritoccarsi il rossetto vicino alla Mercedes di lusso. L’inattesa visione la bloccò. Fu la donna a parlare. “Lei è Chiara?” e senza attendere risposta continuò: “Posso entrare?”, avviandosi con brevi passi imposti da tacchi 12 verso il fondo del corridoio dove si apriva il piccolo tinello, l’isola felice nella quale si rifugiava la mamma per ricamare le lenzuola del corredo delle ragazze. “Ci possiamo dare del tu vero?”. E anche stavolta, incurante di avere l’assenso, proseguì: “Tu devi essere Chiara, la sorella di Milena, la segretaria dell’avvocato Ardigò, il mio fidanzato. Io sono Susy, Susy Sarocco. Pensa ho abitato in questo caseggiato fino a 20 anni fa. Chissà quante volte ci siamo incrociate nel cortile! Certo che qui non è cambiato niente, se non gli extracomunitari”.
Chiara non aveva più ascoltato una sola parola dopo ‘fidanzato’. Tutte le altre erano rimaste fuori dalla testa che ora sentiva improvvisamente vuota mentre le mani gelide ebbero appena il tempo di aggrapparsi alla poltroncina di cretonne a fiori che faceva pendant con la gemella di fronte al televisore. E sentiva l’eco della voce di Susy come provenire da un pianeta lontano mentre, improvviso, le apparve la cravatta di Matteo slacciata sulla elegante camicia di Oxford celeste. Nel pomeriggio del giorno prima gli aveva dato appuntamento per parlare della loro storia e della sua volontà di rivelarla a Milena. Glielo doveva alla sorella. Era certa che, dopo l’iniziale sofferenza, avrebbe capito e col tempo, perdonato. L’amore arriva quando vuole e non chiede permessi, si diceva per giustificarsi. Salendo in macchina aveva avvertito Matteo della necessità morale di chiarire la loro situazione e lui, con un sorriso, le aveva messo un dito sulla bocca per farla tacere. “Dopo” le aveva sussurrato, imboccando la strada che portava alla villa di campagna degli Ardigò Bernini, abitata solo per le riunioni familiari. Ora ricordava solo lui che si slacciava la cravatta mentre salivano lo scalone che conduceva nella zona notte. L’ennesima vigliaccata consumata alle spalle della sorella.
La voce vicinissima di Susy la riportò nel tinello e le fece ricordare l’imminente arrivo della sorella. Prese Susy per un braccio e la pregò di seguirla nel vicino giardino dove avrebbero potuto parlare più liberamente. Scrisse di corsa un biglietto nel quale avvertiva Milena che era dovuta uscire e chiuse la porta. Ancora una bugia.

Rita
Milena camminava svelta, il viso un po’ accaldato e lo sguardo rivolto al cielo dove stormi di uccelli neri garrivano solcando l’ultimo squarcio di azzurro con la loro magica danza.
Con la mente era ancora persa nel sorriso intenso e dall’occhietto d’intesa che Matteo le aveva rivolto a fine giornata mentre si dirigeva svogliatamente fuori dallo studio per accompagnare alcuni facoltosi clienti cinesi a cena in un locale trendy.
In queste occasioni non le aveva mai chiesto di stargli accanto, lo riteneva inopportuno, perciò erano costretti a sentirsi al telefono solo a notte fonda quando lui, al ritorno a casa, non le avrebbe fatto mancare un saluto prima di addormentarsi.
Doveva abituarsi alle sue prolungate assenze, si ripeteva spesso lei, contrariata, quando le crollava l’autostima e l’assaliva il dubbio di essere inadeguata a stare con un uomo di successo come era Matteo. Si ripeteva che lui la amava teneramente e lei non doveva tediarlo con le sue pretese, poi provava a distrarsi e ad allontanare la malinconia facendosi coccolare da Chiara, saggia e protettiva come solo una sorella più grande sa essere.
In quel mentre la sua attenzione fu catturata proprio dall’inconfondibile figuretta di Chiara che stava accovacciata, anzi accartocciata su una panchina del parco in compagnia di una bellezza bionda vistosamente agghindata, la quale, pur seduta accanto a lei, si sporgeva un bel po’ in avanti per guardarla bene in viso.
Chiara sembrava intenta più ad ascoltare che a conversare, infatti mentre l’interlocutrice parlava ininterrottamente con fare concitato accompagnandosi con ampi gesti delle mani, lei dondolava lievemente come usava fare da bambina, interrompendo il discorso ogni tanto e solo per brevi momenti, con lo sguardo fermo e fisso al suolo davanti a sé.
“Chi sarà quella donna?” si chiese Milena incuriosita , quindi, non vista, anziché svoltare verso il cortile per arrivare al portone di casa, proseguì per il vialetto fino in fondo, portandosi proprio dietro il muretto di cinta del cortile.
Quello era da sempre il miglior punto d’ascolto per origliare anche solo frammenti di ciò che proveniva dalla vicina panchina.
“Chiara, bisogna capirlo Matteo…non giudicarlo male senza considerare da dove viene e come è stato educato, di che pasta è fatta la sua famiglia, non sono mica come noi che siamo nate qui...loro sono abituati a prendersi le cose belle, tutte quelle che gli piacciono…così fanno anche con le persone…”.
La bionda cercava di parlare a bassa voce senza riuscire suo malgrado nel suo intento di contenersi, così presa come era dalla foga del discorso, mentre Chiara sembrava solo annuire con lievi cenni del capo.
“ Lui non può e non vuole rinunciare a nulla e a nessuno né a te né a Milena…noi non possiamo essere tanto ingenue da credere di avere l’esclusiva o che sarà per sempre, perché tu ed io siamo vicine di età e tu devi capire ormai. Io infatti ho deciso di accettarlo così com’è, so che ogni tanto devo lasciarlo scapricciare “.
Milena con il cuore che le pulsava in testa, si disse che il Matteo in questione non poteva certo essere il suo Matteo… ma allora chi poteva essere questa Milena se non lei stessa? Perché Matteo non poteva rinunciare a Chiara?
Era evidente ormai, Chiara e Matteo si frequentavano a sua insaputa, sua sorella era stata capace del tradimento più ignobile e Matteo con lei.
Sconvolta, con il cuore stretto da una morsa e gli occhi inondati di lacrime che le solcavano il viso come lava rovente, si mise a correre all’impazzata, prima lungo lo stradello oltre il campo confinante, poi a destra, e da lì chissà dove, il più lontano possibile, dall’umiliazione, dal dolore, da tutti!
Improvviso e lunghissimo lo stridore dei freni lacerò l’aria, seguito da un urlo che pareva quasi un ruggito inumano, poi l’odore di fumo e di gomma bruciata che ammorbò l’aria subito dopo, confermò alle due donne ammutolite che doveva essere capitato qualcosa di terribile lì vicino, forse in corrispondenza della strada statale sulla quale sbucava il viottolo che solcava il parco in quella direzione.

Lucia
No. Il cervello di Chiara scolpì con la stessa violenza di un martello sull’incudine le due lettere, una consonante e una vocale che unite formavano la paura di un pensiero inesprimibile.
Una orribile premonizione le fermò il respiro, stritolandole il cuore e facendola desiderare di riavvolgere il tempo. Anche solo ad un attimo prima di quell’orrenda miscela di rumori che le rombava in testa. Per non sentire più vibrare, sopra lo stridio degli pneumatici sull’asfalto, feroce nella sua drammatica evidenza, l’impatto dell’urto di un corpo e di quel grido. “Non la voce di Milena, Dio ti prego, no”. In una frazione di secondo tutte le rinunce, i voti, le penitenze possibili le si manifestarono e lei promise di mantenerle tutte mentre correva, seguita da Susy, sul luogo dell’incidente.
Un gruppo di persone nascondeva un corpo disteso ai lati della strada. Si fece largo spingendo con forza per poter vedere e cancellare l’incubo che l’aveva imprigionata. La vista le si annebbiò dallo sforzo di mettere a fuoco i colori di Milena da quello del sangue che le ricopriva il volto. Aveva purtroppo immaginato la realtà. Si inginocchiò piangendo sul corpo della sorella mormorando “perdonamiperdonamiperdonami” in una cantilena ossessiva e continuò ancora anche quando delle braccia la sollevarono da terra perché era arrivata l’ambulanza e lei era d’intralcio al soccorso.
Si trovò abbracciata a Susy sorretta di peso e trascinata non sapeva dove. Ogni tanto le arrivava qualche parola formulata per confortarla ‘su su’ … ‘ospedale’ ... ‘non… colpa’ … ‘salveranno’. Ma recepiva solo ‘colpa’. Era colpa sua, una punizione meritata per la sua falsità, imbroglio, tradimento, cattiveria, disonestà. Una punizione peggiore non le poteva capitare, ma la meritava, eccome, e ora doveva viverla tutta e far sì che ogni attimo, ogni momento di vita d’ora in poi fosse percepito con il massimo dolore possibile. Lei, carnefice, viva al posto della sua meravigliosa innocente sorella.
Riacquistò, mentre elaborava la sua accettazione del dolore, quella lucidità necessaria per rendersi conto di dov’era. Nella macchina di Susy che la accompagnava all’ospedale, che le diceva che c’erano delle speranze di salvezza per Milena, che non era morta.
Allora forse c’era ancora la possibilità per lei di espiare in modo diverso la sua colpa.

Fernanda
Al suono del campanello d'ingresso, Milena posò sul tavolo il toast che stava preparando al sempre affamato Luigi, un firmamento di efelidi sparse in modo disordinato sotto due occhi neri come la notte senza luna.
Drin, drindrin, driiiiinnnn.
A distanza di anni il cuore continuava a saltare in gola ogni volta che sentiva quella specie di messaggio in Morse mentre la gioia dell'incontro si accendeva non solo in lei ma anche nel bambino, ormai anche lui capace di riconoscere chi c'era al di là della porta.
" Zia, è la zia!!" urlò il piccolo battendo le manine pagnottose.
L'odio iniziale che come cellule maligne aveva attaccato le pieghe più nascoste del fisico e dell'anima, aveva subito le modificazioni positive che solo il tempo riesce ad apportare. Prima veleno, poi rancore e alla fine assoluzione. Ai litigi cattivi e tossici era succeduto il silenzio e al silenzio le riflessioni sempre più pacate fino alla vittoria della ragionevolezza e dell'amore fraterno. In tutto il percorso di riabilitazione morale era stato determinante l'intervento di Roberto. Questo pensava Milena tutte le volte che rivedeva la sorella.
Benedetto il giorno in cui aveva riaperto gli occhi e la prima cosa vista era stato un camice bianco indossato dal giovane medico che la guardava con stupore e soddisfazione.
Milena si stava svegliando e Chiara, rimasta al suo fianco notte e giorno, aveva urlato correndo fuori dalla stanza. Si era accorta di un movimento della mano, quasi impercettibile. L'aveva visto. Per primo era accorso Roberto e le dita che si muovevano le vide anche lui. Gli occhi, dopo mesi di coma, abbandonarono il buio e si riaprirono al mondo e all'amore. Quello vero.
Il giovane dal volto colorato di Sud entrò nella sua vita in punta di piedi ma lasciando orme profonde.
Quel giorno, aprendo gli occhi, Milena rivide anche la sorella e risentì lo stridio dei freni, il rumore del corpo caduto sull'asfalto e le voci provenienti da una panchina del parco. Lacrime tante, inarrestabili, come uscite da un rubinetto spanato, bagnarono velocemente anche le bende. E non erano certo di gioia.
Chiara uscì inseguita dallo sguardo infuocato della donna e da quello interrogativo di Roberto. Lo aspettò nello studio medico. Aveva bisogno di spiegare, di essere ascoltata, di liberare tutto il veleno che le aveva intossicato l'esistenza. Parlò e raccontò con impeto e passione delle ferite del cuore che il tradimento di cui si era macchiata aveva procurato ad entrambe.
Il dottore, in silenzio e senza mai interromperla, lasciò che le parole uscissero tutte e solo quando i singhiozzi smisero di scuoterla, la esortò a non disperare: “Lasci lavorare il tempo e, per ora, si tenga lontana da Milena. Almeno lo spazio necessario al recupero emotivo. Milena non sarà sola, io l'aiuterò. La ripresa sarà lunga e dolorosa ma ce la farà”.
Roberto la aiutò. Con pazienza e abnegazione le regalò il suo tempo aiutandola a ritrovare sorrisi e voglia di vivere. Insieme gioirono dei piccoli miglioramenti mentre giorno dopo giorno ognuno iniziava a perdersi nello sguardo dell'altro.

Rita
Susy, nell’abito di chiffon zafferano che faceva risaltare l’abbronzatura perfetta, stava ben attenta a non calpestare con i sandali dorati, i numeri e i quadrati disegnati sul selciato del cortile. La ‘campana’, eterno gioco di tante generazioni, era in parte coperto da cumuli di foglie secche spostate qua e là dai calci dei passanti, non certo dalla brezza assente ormai da giorni, difatti nuvole grigie sostavano ormai nell’aria immota senza che intervenisse alcun soffio a liberarle, mentre le serate cominciavano ad ammantarsi di una lieve nebbiolina.
Chiara non aveva risposto al citofono, non era in casa e aveva pure spento il cellulare!
Negli ultimi tempi stava parecchio fuori casa, da quando Milena aveva partorito, si era innamorata pazza di quel nipotino che le assorbiva tutto il tempo e le energie residue dopo il lavoro, lui che con la sua presenza aveva lenito le ferite d’amore e ne colmava il vuoto.
Susy e Chiara si erano sentite e viste spesso, così era nata fra loro un bella amicizia, anche se, al contrario di Chiara che non aveva più voluto vedere o sentire Matteo, per Susy non era cambiato nulla, tutto era immobile come sempre...o quasi.
Matteo, dimagrito e cinereo, si era sentito ‘distrutto nell’animo dai sensi di colpa’ per l’incidente occorso a Milena, salvo poi riprendersi in un battibaleno con l’ennesima vacanza ai Caraibi organizzata da amici comuni e alla quale Susy si era sottratta.
“ Amore, devo andare… sono così depresso… farebbe benissimo anche a te distrarti un po’…” sensibile come sempre solo alle proprie esigenze e lei pur disprezzandolo non riusciva a distaccarsene, almeno non ancora…
Un disagio, dapprima lieve, le aumentò man mano che si avviava verso l’auto, immagini veloci di ricordi confusi si accavallavano nella sua mente, ricordi di una bimba magra con le gambe piene di lividi bluastri dalle botte dell’arrotino, di una ragazzina malvestita ma provocante e determinata che si concedeva per qualche regaluccio, perlopiù abiti o scarpe….perché per fare un ‘salto’ servono i vestiti giusti…
In quel mentre il viso di una vecchia con un grembiule sbiadito le gridò da un balcone noto:
“Assuntìììì! Che ci fai qui? Ti ho arriconosciuta sai… anche così tutta pittata…che sei venuta a cercà? Che fai, stai con la faccia indietro??? Il passato è passato, guarda avanti che sei ancora giovane, Assuntì!”.
“ Donna Carmela..passavo di qua per vedere un’amica …che purtroppo non è in casa..”.
Ma la vecchia si era già ritirata e il vento, che si stava alzando, portò in alto con sé oltre alle foglie secche anche minuscoli granelli di polvere che le entrarono negli occhi.
Barcollando ad occhi chiusi, Susy fu investita da una prima folata intensa che la trascinò in avanti di qualche metro, mentre l’odore penetrante che prelude la pioggia si diffondeva ovunque.

Lucia
Salì in macchina e rimase a guardare le foglie che il vento faceva mulinare in una danza scomposta e senza musica. Infilò le chiavi dell’accensione, ma senza mettere in moto. Già, Donna Carmela aveva detto bene, il passato è passato. Lei come una foglia secca si era fatta trasportare da Matteo per troppi anni in un balletto insensato senza mai soffermarsi per conoscere i passi della danza. Lui soffiava i suoi desideri e lei piroettava complice, indifferente alla coreografia che spesso l’aveva resa partecipe di azioni disonorevoli, senza riflettere sulla gravità delle conseguenze per altri destini. Come nel caso di Milena. Paga soltanto di compiacerlo, di essere ritenuta una compagna moderna, disinvolta e disinibita così lontana dal cliché della fidanzata gelosa. Felice di essere apprezzata ed accolta nell’ambiente glamour di cui era riuscita a far parte non senza fatica. Quanti rospi aveva dovuto ingoiare fingendo divertimento, convinta che fosse segno distintivo di appartenenza ad una élite prestigiosa.
Le prime gocce di pioggia sul parabrezza. Tic tic tic, una più grossa, tac, e poi tactactactac numerose e rumorose. Una curiosa melodia che sembrava accompagnare il pensiero che si faceva spazio e intonava la parola ‘basta’ senza sosta con la forza di un martello che frantuma la roccia. Forte della decisione presa, stava per mettere in moto quando vide una figurina che avanzava di gran carriera sotto alla pioggia battente. Era Chiara che come un prestigiatore di un circo minore tentava con le mani impegnate da un numero incredibile di sporte della spesa di contrastare il vento che le aveva rovesciato la cupola dell’ombrello. Era così buffa, così dolce, così cara e indifesa in quella lotta impari che però lei con grinta non rinunciava a combattere. Senza esitare Susy aprì la portiera e si tuffò fuori dalla macchina nella pioggia. Incurante di poter guastare l’acconciatura, rovinare il trucco, o sciupare l’abito di chiffon zafferano e i sandali dorati.
Si tuffò in soccorso della preziosa amica. Con un sorriso che la rendeva bella e felice come mai era stata da tempo immemorabile.

Paolo Quaresima (1962)
"In attesa del vento"

http://www.puntosullarte.it/ita/artisti_galleria/quaresima.php

Fine racconto 6 marzo 2016

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